Sassi nelle scarpe

Sassi nelle scarpe

Da montanari quali siamo e cavalcando l’attualità del tema montagna (in relazione ai cartelli segnaletici monolingue) vorrei usare la metafora del sassolino nello scarpone – tipico inconveniente per ogni escursionista.

Il Virgolo è un po’ come il sassolino nello scarpone: lo senti, è li da un po’, ti da fastidio, sai che non dovrebbe essere così, sarebbe semplice risolvere il problema ma decidere di fermarsi per eliminarlo e continuare la passeggiata senza più quel continuo attrito prenderebbe tempo ed energia – nonché una certa coerenza e collaborazione tra il cervello che ordina e la mano che andrà a toglierlo – e perciò si  decide di fare finta di niente e si continua a camminare, magari claudicando ed imprecando, ma comunque proseguendo sulla propria strada.

Per anni il Virgolo è stato come il sassolino, ora si è giunti ad un punto cruciale, l’imprenditore ha deciso di giocarsi l’ultima carta mettendo alle strette il Comune e generando un putiferio mediatico subito cavalcato dal quotidiano locale Alto Adige – forse sarebbe meglio chiamarlo PR-magazine visto che da qualche tempo a questa parte più che un giornale pare una vetrina per le molteplici realtà imprenditoriali – che “informa” in senso unilaterale senza nessun tentativo di mascherare le sue posizioni dietro una corretta  imparzialità giornalistica. Così si avvicendano editoriali, articoli, lettere, prese di posizioni firmate dai soliti noti a favore del progetto Thun e contro i cittadini colpevoli di voler partecipare sulle decisioni relative ad una parte importante della loro città. L’imprenditore viene mostrato come benefattore, il cittadino, i comitati (chiamati “quelli del no”) sono i disturbatori, quelli che osano intromettersi nei giochi di potere ed interessi tra pubblico e privato. E così chi dice “no” viene incolpato di frenare la crescita economica, di non badare all’interesse/prestigio della città, di essere colpevole sempre e comunque.

In questa caccia alle streghe sono stati coinvolti anche gli abitanti del Virgolo che – sempre secondo il quotidiano AA – avrebbero dichiarato di voler essere finalmente coinvolti nelle decisioni sul futuro del Virgolo. A ragione! Infatti, come i proprietari dei due masi storici ben ricorderanno, chi li ha per primi informati dei progetti di Thun al Virgolo siamo stati proprio noi del comitato “Unser Virgl – Il nostro Virgolo” così come abbiamo sempre tentato di coinvolgerli nelle varie feste, escursioni, serate. Abbiamo loro mostrato e spiegato il nostro lavoro per una riqualificazione del Virgolo, accettando i loro punti di vista e rispettando le loro opinioni, ascoltando i loro problemi e raccogliendo le loro proposte. Da parte delle istituzioni nonché dalla parte imprenditoriale non hanno mai ricevuto nessuna delucidazione – e si che si parla di terreni nelle loro immediate vicinanze nonché del loro futuro e della loro esistenza.

Da anni gli abitanti chiedevano una sistemazione della strada che porta al Virgolo nonché una messa in sicurezza della zona – in risposta hanno ricevuto la chiusura del circolo tennis Virgolo che da anni curava l’area con relativo aumento del degrado nonché degli atti di vandalismo.

Le informazioni che vengono date sono unilaterali, il lettore che poco sa della questione non capisce che il pubblico – cioè noi cittadini – dovrebbe partecipare con una spesa prevista di 102 milioni di euro, che la funivia e la strada sarebbero a carico del Comune, che l’arrivo in città di ulteriori 1,2 milioni di turisti provocherebbe un importante aumento di traffico ed inquinamento ne viene mai specificato quanti posti di lavoro si verrebbero a creare ( e perché allora si continua a licenziare…)

Sentire un imprenditore che – alla domanda sul perché non abbia mai informato la popolazione sul suo progetto – risponde che certe decisioni vanno prese “in alto” – isioni vanno prese in alto è peggio di un sassolino nelle scarpe loro problemi e raccoogliendo i informati dei progetti intornoè peggio di un sassolino nelle scarpe, è piuttosto come il temporale in vetta: è una cosa al di fuori del nostro controllo e come tale fa paura – a meno che in mezzo alla tempesta  non si trovi un rifugio sotto il quale ci si senta sicuri e tutelati.

Il famoso rifugio DEMOCRAZIA.

Verena Segato

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